LE POLITICHE URBANE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE di Roberto Costanzo

           

Andare oltre le mura Pontificie.

Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo ma anche una condizione. Gli scopi e gli interessi economici e politici non sempre sono combinabili con i diritti e le esigenze ambientali, civili e culturali, soprattutto in alcune realtà territoriali. Perciò lo sviluppo sostenibile è facile enunciarlo ma non è altrettanto facile realizzarlo. Quando parliamo di una nuova politica urbana, e non solo urbanistica, per uno sviluppo sostenibile, dobbiamo ammettere che una città come Benevento d'ora in avanti è tenuta ad allargare lo sguardo ben oltre le sue mura urbane, per diventare città del territorio. E deve quindi saper essere punto di riferimento e di aggregazione non soltanto a causa del tifo sportivo per il Benevento Calcio in Serie A, ma soprattutto per essere città universitaria ramificata nei vari quartieri nonché antica sede arcivescovile, disponendo inoltre di singolari potenzialità turistiche e culturali, di uno storico e naturale baricentro di comunicazioni stradali; senza trascurare le ben note eccellenze agroalimentari. A volte ci sfugge che la posizione geografica della nostra città, al di là della condizione orografica, esprime oggettive opportunità strategiche che, in vari momenti lungo i duemila anni alle nostre spalle, ne hanno fatto un luogo di insediamento e coordinamento territoriale di grande significato politico ed economico. La città di Benevento, per oltre venti secoli, fino alla costituzione del Regno d'Italia, ha svolto ruoli politico-istituzionali di grande rilievo: ruoli che nel mezzogiorno d' Italia nessun'altra città, oltre Napoli e Palermo, aveva assunto per vari secoli. Non tutti per altro rilevano il potenziale di alcune risorse naturali specifiche dell'Appennino sannita, dall'invaso di Campolattaro ai numerosi parchi eolici, produttori di energia rinnovabile, non inquinante; energia idrica, eolica e fotovoltaica. Risorse che necessitano di un'intelligente pianificazione territoriale e di un'attenta contrattazione, alle quali non può sentirsi estranea la città del territorio. La produzione di energie rinnovabili sarà sempre più la principale attività industriale del Sannio: strano che il mondo politico ed istituzionale faccia finta di non accorgersene. A questo punto ci sarebbe da chiedersi quanti rispettabili aspiranti candidati alle prossime amministrative – anche se non condividano tutto quanto sopra mi sono permesso di sostenere – si pongano, anch'essi, il problema delle politiche urbane in un ambito geografico che scavalchi le mura cittadine.

Uno sviluppo sostenibile per la città del territorio.

Mi si può contestare che questo è un disegno di politica di sviluppo ultracomunale, mentre i beneventani sarebbero essenzialmente interessati a nuove linee di politica urbana, riferita e circoscritta agli spazi ed ai servizi municipali. Questo traspare anche dalla sommaria lettura delle prime bozze di programmi elettorali apparse sulla stampa locale. Io mi vorrei permettere di osservare che una moderna politica urbana di una città che ha la storia e la posizione geostrategica di Benevento non può esaurirsi in una dimensione strettamente municipale. E, certamente, una città che guarda al territorio deve essere pienamente cosciente delle problematiche interne alla sua municipalità; al tempo stesso, saper concepire soluzioni di ampio respiro per il complesso dei rioni e delle contrade, immaginando appunto una sorta di statuto delle contrade e dei rioni.Ma cosa sarà, come dovrà agire la città del territorio, all'interno del suo spazio municipale, sia urbano che rurale, da qui ai prossimi vent'anni? Uno specifico quesito lo pone l'attuale impianto edilizio della città: occorre altra cementificazione o più recupero, restauro e riuso dell'esistente volumetria? Ma quando finalmente si farà un censimento degli edifici pubblici e privati pressoché abbandonati, che andrebbero ripresi per evitarne il degrado e quindi progettarvi una nuova utilizzazione? Forse gli amministratori dovrebbero andare di tanto in tanto ad immalinconirsi davanti al bellissimo complesso San Filippo, ridotto in triste e totale abbandono. E ve ne sono altri di impianti edilizi pubblici e privati totalmente abbandonati.: ed intanto si programmano e si progettano altri nuovi insediamenti edilizi, altre colate di cemento armato, altro taglio di spazio verde, in barba ai programmi di sviluppo sostenibile. Un ulteriore vitale e primario problema edilizio, ma anche economico e civile, è il restyling della rete commerciale dei piccoli negozi di quartiere. Un media città, come Benevento, senza chiudere le porte ai grandi centri commerciali che peraltro finora ne ha ospitati non pochi, forse tanti, deve porsi un problema che non è del passato ma del futuro della distribuzione commerciale, cioè come riposizionare ed ammodernare i negozi di quartiere che hanno, oggi e ancor più domani, la funzione non solo di servire ma anche di animare ed arredare i quartieri, contribuendo fattivamente allo sviluppo sostenibile delle città. E non è dimostrabile che la massaia risparmi quando fa la grande spesa con il carrello rispetto a quando riempie la borsa nel negozio di quartiere. 

La città delle contrade e dei quartieri. 

Lo sviluppo sostenibile di una città di lunga storia e di larga superficie (Benevento è il più esteso comune del Sannio: 130 kmq, mentre gli altri comuni dispongono mediamente di un'estensione inferiore ai 30 kmq) va concepito e rispettato soprattutto nella gestione edilizio -urbanistica dei rioni e delle contrade, contenendo il disordine cementizio degli uni e l'abbandono geoambientale delle altre. Disordine cementizio e abbandono geoambientale: primarie preoccupazioni di una saggia compagine amministrativa dovrebbero essere appunto quelle di far fronte a questo status. Una vera città del futuro è quella che saprà riconoscersi equamente nei quartieri e nelle contrade. Ma chi ha mai pensato ad una moderna forma di urbanizzazione rurale, non già per sottrarre altro spazio alle attività agricole ma solo per equilibrare i rapporti tra aree produttive e spazi abitativi. Tutto nel pieno rispetto delle condizioni paesaggistiche e delle esigenze geoambientali, assicurando ad ogni contrada tutti i servizi necessari per una civile residenza. Per rendersi conto dello status dei bisogni e delle irrinunciabili potenzialità dello spazio rurale andrebbe fatto subito un censimento dei vari fabbricati per uso civile e dei tanti cittadini che abitano abitualmente in campagna senza essere agricoltori. Dopo 85 anni dalla sua nascita ci sarà finalmente qualcuno disposto a conferire una diversa attenzione a quello che è stato e quello che il Rione Libertà può essere per Benevento nell'assetto urbano e nel ruolo di città del territorio, ammettendo finalmente che le Palazzine sono il più efficiente e sostenibile quartiere cittadino, al di là dell'abbandono in cui viene spesso lasciato. Quale altro rione ha un impianto urbanistico edilizio così sostenibile e civile: l'ampiezza del le strade e dei marciapiedi, l'altezza dei palazzi e la distanza tra loro. Si faccia un confronto con il massificato e cementificato moderno Rione Mellusi, ritenuto il più civile e signorile della città. Non è più rinviabile un complessivo restyling, senza toccare la volumetria degli edifici di Rione Palazzine e quindi dare finalmente a quel rione la dignità che merita. Quanti amministratori cittadini, e aspiranti tali, si chiedono come mai l'Università del Sannio si è insediata in tutti i quartieri della città ma non ancora al Rione Libertà, cioè nello spazio cittadino più efficiente. Qualcuno ha detto che Rione Libertà si porta dietro un difetto storico o un peccato di origine: fu progettato e realizzato durante il periodo fascista. Forse secondo qualcuno il regime dell'epoca poteva fare solo cose detestabili. Una moderna città, che voglia riconoscersi nei suoi quartieri popolari e nelle contrade rurali, deve saper valorizzare gli ambiti urbani e rurali di maggiore storia e migliori prospettive. Si potrebbe istituire la “Giornata annuale del Rione Palazzine” perché le nuove generazioni possano prendere coscienza del valore urbanistico e civile di quel rione; ed istituire anche la “Giornata della Contrada” per celebrarne le specificità agroalimentari ed il ruolo paesaggistico. Non tanto per segnare un evento folkloristico ma per qualcosa di maggiore significato e prospettiva. Mi ha positivamente colpito il primo documento programmatico predisposto da Civico 22, che sinteticamente annuncia l'impegno per: una città welcome, una città verde, una città intelligente, una città partecipata. Io mi permetterei di aggiungere: una città del territorio. Una città del territorio che deve saper concepire e coordinare un ampio sviluppo sostenibile fondato su cinque grandi sfide: saper essere leadership sul territorio sannita; partnership con Avellino; membership nella Regione; pivot nelle comunicazioni Tirreno-Adriatico; trainer delle fonti energetiche rinnovabili dell'Appennino.

 

   

 

 


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