LEZIONE SUL CANONE DI DEPURAZIONE
di Giovanni Seneca


Pompeo Nuzzolo, giurista esperto di diritto amministrativo, ex segretario comunale e giornalista del Vaglio, ha tenuto una lezione sul canone di depurazione, durante l’incontro di domenica 14.02.2021 nella scuola di formazione politica di Civico 22. Il  Nuzzolo ha spiegato con che il canone, anche se riscosso attraverso la bolletta dell’acqua, ha natura di tributo e deve essere utilizzato esclusivamente per la costruzione di muovi impianti di depurazione o per le manutenzione della fognatura. Alcune domande nascono spontanee: che fine fanno canoni di depurazione introitati da Gesesa Spa? Sono stati riversati nelle casse del comune per il raggiungimento dello scopo ad esso attribuito dalla legge oppure sono destinati ad altri scopi?Quanto prelevato a titolo di canone di fognatura e depurazione, ha proseguito Nuzzolo, non può essere trattenuto e nemmeno compensato con altri crediti, ma deve essere destinato alla fognatura o alla depurazione. Ci sono significative sentenze della magistratura contabile che confermano la destinazione del canone. Tra queste vi è la sentenza della Corte dei conti del Veneto n 196/2019, la quale stabilisce che il concessionario del servizio riscossione, quale agente contabile della riscossione dei canoni ex legge n.206 del 1995, è tenuto a riversare al Comune le somme che ha riscosso per tale titolo entro i termini previsti. Il principio va applicato anche per i concessionari del servizio idrico che riscuote in nome e per conto del comune. Inoltre con la delibera n. 388 del 15 ottobre 2019 la Corte dei conti Lombardia ha riconfermato con chiarezza l’esistenza dei vincoli del tributo versato dai cittadini utenti del servizio idrico.
La vicenda è già nota agli organi di stampa locale, tant’è che Pompeo Nuzzolo ha più volte rilevato questa “anomalia” (da ultimo vedi articolo pubblicato sul Vaglio il 18.12.2020).La Corte nella sentenza sopra citata, condannando la società concessionaria del servizio riscossione a restituire le somme trattenute e non riversate al comune, ha confermato che il canone non può essere oggetto di compensazione con nessun soggetto che riscuote in nome e per conto del comune e che lo stesso è vincolato sia per la cassa che per la competenza. La conseguenza del mancato utilizzo del canone per gli scopi assegnati è che il cittadino versa quanto dovuto a titolo di canone, ma il comune non contabilizza e le perdite restano in attesa di trasferimenti di risorse a fondo perduto. 
La questione è stata già sollevata a Castelpoto, comune servito da Gesesa spa, nel corso del Consiglio comunale del 04/12/2020 (delibera n. 39 del 04/12/2020) dal consigliere di opposizione Cosimo Mazzone, il quale ha verificato che nel bilancio non sono previsti in entrata i canoni di depurazione che dovrebbero, quali entrate a destinazione vincolata, essere destinate in uscita, con la previsione di un apposito capitolo di spesa, ad opere fognarie e depurative. La verifica è davvero allarmante perché ha rilevato la mancanza delle scritture contabili relative al prelievo del canone di depurazione, incassato attraverso il pagamento delle bollette dell’acqua, sia in entrata che in uscita.
 Qual è invece la situazione nel comune capoluogo e negli altri 21 centri sanniti? 
Questa del canone di depurazione è l’ennesima dimostrazione che la risorsa idrica non può essere gestita come una merce, perché l’acqua è la fonte della vita come ribadito più volte da Papa Francesco nella Laudato si. Una forza politica che vuole candidarsi alla guida della città ha il dovere di partire da una gestione pubblica dell’acqua così come sta succedendo in molti parte d’Europa e del mondo, (Parigi, Berlino, Lione, Napoli…) Gli studi degli scienziati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dimostrano che se non s’interrompono le emissioni di anidride carbonica, il pianeta rischia entro il 2050 un aumento delle temperature variabile tra i 3 ed 5 gradi centigradi. I cambiamenti climatici hanno conseguenze disastrose per tutto l’ecosistema e la prima vittima è l’acqua che adesso inizia a scarseggiare anche da noi. Di fronte a questi scenari lasciare l’acqua in mano agli speculatori ed al mercato è un’autentica follia, perché ogni scelta sarà sempre giustificata dalla logica del profitto e non da quella dell’interesse della collettività, come dimostra anche questa vicenda del canone di depurazione illustrataci da Pompeo. 
I comitati, le associazioni, i cittadini di Benevento devono pretendere chiarezza sul punto e mettere in campo azioni significative rivolte a sollecitare il controllo delle autorità deputate al controllo. L’amministrazione comunale deve rendere conto di come è stato speso il canone di depurazione, se cioè lo si è destinato per la finalità previste dalla legge oppure per scopi di altra natura.

 

 






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