DA ARTISTA "GENEROSO" A "POTENTE GENTILE" di Giovanni Calabrese

Sono le 15:50 di Domenica.

Avvio la call della lezione. Eravamo tutti in attesa del professor Ugo Morelli. Inizia cosi il nostro pomeriggio, caratterizzato da un tono aulico che il professore ha adottato per comporre e ricomporre il senso ed il significato delle parole. Durante il suo intervento, ho personalmente avuto l’opportunità di riflettere sul fatto che la principale barriera dell'acquisizione di abilità nel linguaggio non è intellettuale, ma emotiva.   Attraverso presenza e generosità nelle nostre domeniche, c’è anche tanta incertezza e paura di far emergere quella sfera emotiva, soprattutto quando viene associata alla politica.

Quando non c’è l’abilità di connettersi alle piccole storie, al simbolico, all’emotivo appunto, c’è una mancanza che alimenta la sensazione di non sentirsi ascoltati o“ ospitati nell’altro” e con difficoltà quindi, possiamo “ospitare l’altro”.

Il mio approccio è sempre stato quello della generosità come forma di ascolto e di accoglienza per tentare di avvicinarmi e comprendere i bisogni delle persone. La generosità è anche una scelta di posizionamento, l’essere tra me e l’altro, là dove la barriera emotiva viene abbattuta per facilitare l’ascolto, accettare l’altro e sentirsi accettati.  La scuola di Civico22 insegna ad accogliere il conflitto, le divergenze. Ci permette di essere “tra” le cose, le persone, le loro storie, per garantire uno spazio emotivo multiplo che allena l’ascolto per Immaginare una collisione di comunione creativa. La scuola è collisione gentile, buona, dove si arricchisce il linguaggio e si “espandono” i limiti del proprio mondo come diceva Don Milani. Il mio lavoro, che amo definire come “espansore di confine” è anche questo: essere tra le cose per Imparare il linguaggio degli altri, per arricchire il proprio, cambiarlo per poi cambiare i fatti.

Io ho un sogno in politica.

Voglio POTER cambiare i fatti attraverso collisioni gentili, buone, dove il pluralismo dei punti di vista diventi voce di rappresentanza come ci ha insegnato il Professor Morelli.Ascoltando la sua lezione con grandissima attenzione ed ammirazione, sono emerse intuizioni e domande che proverò ad argomentare anche cambiando un po’ il linguaggio solito del dibattito politico cercando di offrire a chi legge nuovi spunti. Spero che il professor Morelli possa perdonarmi per questo umile tentativo di individuare direzioni e perplessità che potrebbero però caratterizzare la mia esperienza politica  come facilitatore di processi creativi e partecipati oltre che artista “generoso” oggi a “potente gentile” domani.

Trasformare La Leadership in STAYERSHIP.

Attraverso la capacità di una nuova presenza. Come e in quali modi diversi possiamo garantire presenza ed ascolto ai cittadini? La presenza è anche accettare la vulnerabilità dell’altro, ma oggi più che mai siamo tutti ricongiunti a noi stessi. Dobbiamo imparare a trascorrere il tempo con noi stessi e fare i conti soprattutto con la nostra vulnerabilità. Dobbiamo aspettarci l'irrazionale e l'emozionale; come esseri umani, è sempre lì. Come possiamo abbracciare l’irrazionale, il nostro senso di paura di non condividere scelte altrui, quindi essere all’altezza della mediazione che concerne la gestione del conflitto in politica?

La creatività che diventa IN-POSSIBILITA’.

Essere sempre nella possibilità di offrire il giusto spazio alle piccole storie. Spesso nella Storia le sfide hanno portato gli esseri umani a creare cose speciali, interessanti ed inedite. Cosa possiamo offrire quando l’inedito non è necessario, quando ci troviamo al confine tra possibile ed impossibile e siamo obbligati a dare una risposta immediata? Nel nostro obiettivo di capire come vivono le persone e cosa è importante per loro ora e in futuro, non dobbiamo cercare risposte nei Palazzi o in edifici governativi ma nella vita quotidiana. Nei prossimi mesi incontreremo persone nei bar, nei negozi, nei ristoranti, in chiesa, alcune su zoom, altre per strada. Daremo loro risposte a domande quali: Perché dovrei votare te? Che cosa farai se dovessi vincere?  Perché  tu e non un altro? Come possiamo evitare false promesse? Come possiamo evitare di creare una narrativa e una pratica di "salvataggio" introducendo narrazioni che non tengono realmente conto del contesto specifico dei membri di una comunità disposta a votarti? Come creare un campo di gioco e una narrazione che accolga tutte le parti, cittadini, imprenditori e funzionari, e che sia in parti uguali riconoscibile (questo riguarda me!) e innovativo (questo è promettente, pieno di speranza!) Come evitare di essere la dispersione ingenua, il nuovo che emerge, senza mai creare una vera e propria arena che coinvolga tutti prima e dopo le elezioni? Come evitare di diventare letteralmente o figurativamente la "scatola bianca" del museo della politica?

Le domande che ho sollevato sono testimonianza di un percorso di apprendimento che non può essere completato senza un confronto con la città. Mi piacerebbe continuare questo dialogo con i cittadini per costruire una campagna elettorale partecipata, che faccia emergere, il desiderio di portare in politica queste perplessità oltre la vulnerabilità come esercizio, la presenza come nuovo modello di leadership ed il “poter fare” gentile come amplificatore delle minoranze. Concludo con Tucidide che diceva :“I forti fanno ciò che devono fare, e i deboli accettano ciò che devono accettare”.

In questo mare di indifferenza, conformismo e saturazione dove non c’è possibilità senza potere, dobbiamo negoziare quello che siamo con qualcosa che è molto più forte di noi, sempre certi però che quel NOI sia più grande di quella forza. 

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